Student Office
In università: presenti per costruire


Rassegna stampa

Decreto legge del 7 novembre 2008

Rassegna 31 ottobre

Rassengna 30 ottobre

Tagli fino a 835 mln nel 2011 31-10-08

Il giornale, Decleva 21-10-08

Lezioni in piazza e atenei bloccati 21-10-08

Tagli, stipendi a rischio ma una riforma serve 20-10-08

Università, i conti non tornano 20-10-08

Gelmini, così salvero l'università malata 20-10-08

Altro che sommossa, protestano in quattro gatti 17-10-08

Lezioni affollate negli atenei della protesta 17-10-08

Università, una protesta gonfiata 16-10-08

Cronaca di una okkupazione che non c'è 15-10-08

No agli anti Gelmini. Alleanza prof-studenti 15-10-08

Si scrive statale si legge centro sociale







 

IN UNIVERSITÀ: PRESENTI PER COSTRUIRE

L’università vive una stagione di profonda incertezza circa il proprio destino. Per mesi i giornali l’hanno dipinta esclusivamente come un luogo di privilegi e di sprechi (che peraltro non mancano). È stata così spianata la via agli interventi “punitivi” del Governo, ispirati alla logica del massimo risparmio e delle esigenze di cassa. I pesanti tagli imposti dal Ministero dell’Economia sono al momento l’unica certezza, mentre in Parlamento si discute un’ambiziosa proposta di riforma, propagandata come la panacea di tutti i mali, che si presenta nei fatti come un brusco ritorno allo statalismo.

Per una buona fetta (bipartisan) di politici, l’università è solo, per dirla con Reagan, “una belva da affamare”, una grana da gestire e non una risorsa sulla quale investire con coraggio per il bene del Paese. Nel modo di affrontare il suo futuro paiono mancare quel minimo di tensione ideale e di consapevolezza della sua natura indispensabili a gettare le basi di uno sviluppo di ampio respiro. Ci auguriamo di essere presto smentiti. L’attuale dibattito in Parlamento sulla riforma potrebbe essere la prima occasione per rimettere a tema l’università, per ridefinirne la missione e l’organizzazione e realisticamente immaginare strade alternative all’attuale paralisi istituzionale.

Se questo è il quadro, che senso ha candidarsi al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e negli Organi Accademici del nostro Ateneo? Non ci illudiamo di poter risolvere noi problemi che, pur riguardandoci, competono al Parlamento, al Governo, al Ministro, ai Rettori e ai Presidi. Ma neppure ci rassegniamo a una tranquilla indifferenza o a ripetere slogan scontati e inconcludenti.

Fortunatamente l’università non è rispecchiata da quello che dicono certi editorialisti di grido e la possibilità di un’esperienza positiva non è un’utopia: incontriamo professori appassionati all’insegnamento, compagni con i quali condividere l’esigenza di conoscere e di compiersi, siamo noi stessi protagonisti di iniziative culturali e di solidarietà, di orientamento e di aiuto allo studio, per tentare di rispondere ai bisogni di tutti.

È in forza di questa positività presente che ha senso mettersi al lavoro. Non possiamo aspettare che qualcosa si muova nei palazzi della politica per esistere ed esprimere quello che siamo. In qualunque condizione l’università si trovi la presenza di persone che desiderano crescere e costruire, tese alla scoperta di un ideale per cui valga la pena vivere, è un’occasione per tutti e merita di essere il più possibile difesa e promossa.

Il primo contributo è quello di esserci, giorno per giorno, in università e negli organi accademici, esercitando una funzione critica e propositiva e allargando concretamente quegli spazi di libertà e di cambiamento che, anche in questa situazione, rimangono aperti.

 

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